Piccoli grandi e mezzani: convivenze e altre cose serie

  

Da qualche giorno sono sprofondata in una sensazione che mi fa a volte arrabbiare tanto, a volte credere di aver fallito, altre volte so che è sempre questioni di cicli, fasi di crescita, situazioni contingenti di fatiche o disagi piccoli o grandi, poche volte riesco a star serena e pensare che tutto passa e che non è mia la colpa di quanto accade al mondo, tantomeno a mia figlia che a soli 3 anni e 6 mesi, per quanto sia io la genitrice, sa decidere anche per se cosa vuole e cosa non. Ebbene, la questione in causa si chiama ciuccio.

Dopo mesi in cui il ciuccio era divenuto un estraneo non contemplato nelle nostre giornate e dopo un anno e mezzo in cui invece ne dipendevamo come si dipende dalla nicotina, eccolo tornare in voga, ed io in un attimo di debolezza ho ceduto. 

L’errore fatale mi è costato un gran senso di colpa e qualche senso di impotenza, debolezza incapacità e anche qualche pianto.

Oggi sono più tranquilla. Credo davvero che Ludovica non fosse pronta ad abbandonare il suo unico tramite tra lei e la mamma, l’unico oggetto transazionale che abbia desiderato. 

Ho pensato allora di raccontarvi questo libro a modo mio, come sempre.

La convivenza in comunità non è così semplice come la pensiamo noi adulti che Poi, ignari, lasciamo tracce di malinconia irrisolta ovunque.

La convivenza in comunità per un bambino piccolo, tra tanti mezzani e tanti grandi e qualche piccolo più piccolo, prevede scambi continui di emozioni, compromessi, aggiustamenti, conflitti autogestiti (perché i conflitti a volte devono essere gestiti dagli stessi bambini,si!) 

Quando mi guardo attorno, ogni giorno nel momento in cui la accompagno nella sua giornata senza me, vedo situazioni differenti dalla nostra eppure molto simili: bambini che stanno affrontando dei cambiamenti e che seppure così piccini, guardano alla vita già in maniera differente, eppure convivono e scambiano idee, vite, modi di dire, modi di giocare, modi di relazionarsi.

Vedo bambini che cambiano di continuo e bambini che sfuggono di mano perché sono già cambiati.

Penso a 70 bambini che compiono chissà quali fatiche enormi per i loro pochi anni, loro che di una stessa vicenda potrebbero raccontare le versioni più disparate, 70 piccole menti che vivono felici e in sintonia, pur con le loro simpatie e preferenze, le loro dispute e il loro prepotente affermarsi,  i loro modi di giocare e di percepire l’altro, la famiglia e il contesto.

In questo sobbalzo continuo di emozioni e conquiste, c’è sopra ogni cosa la mediazione e l’osservazione dell’adulto, dove serve. 

In questo mondo sconosciuto e conquistato poco per volta, ognuno trova la sua postazione e la base da cui partire, il suo metodo e le sue misure. 

Così, “grande, medio e Piccolo” conquistano i loro spazi, ognuno in base ai propri desideri, indole e preferenze, ognuno in base al suo bisogno e seppure sia stabilito un equilibrio tra loro, (ognuno ha una sua casa, una sua coperta, un suo letto, un suo peluche, e non è detto che quello che vi aspettiate sia quello che leggerete..), si interagisce nei momenti più belli e intimi come la nanna il gioco e la meraviglia. 

  

Ludovica in un mare di favole

Buongiorno, mamme!

Oggi vi racconto una delle fiabe più belle dello scrittore danese Hans Christian Andersen, pubblicata per la prima volta nel 1836: la Sirenetta. In Danimarca, è una delle opere di Andersen più amate; alla protagonista è dedicata una statua nel porto di Copenaghen

Il film d’animazione Disney La Sirenetta, del 1989, benché completamente diverso per il messaggio finale, è stato insignito di diversi premi, tra cui un Golden Globe per il miglior film commedia o musicale

E noi non potevamo farci mancare gli outfits a tema.

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Qui i due copricostume in spugna color verde mare sono:

a sinistra, di Accesorize, verde Tiffany, con bretelline e shorts;

I gommosi nelle varie forme e sembianze di abitanti dei fondali dei mari, li trovate ovunque, anche in edicola, mentre gli animaletti per dita, sono IKEA.

Il vestitino con il cavalluccio marino è di Miss Bluemarine

Un altro libro che fa parte della mia collezione “libri da cucina per grandi e piccini” è Cakes to dream on di Colette Peters, mentre il copricostume qui sotto a tema sirenetta, è Disney Store

Buon viaggio nel mondo delle favole, e alla prossima!

Mamma, anche le rondini sognano?

Quando ho preso ieri, per la prima volta tra le dita, questo capolavoro di delicatezza e scoperta, in realtà ero entrata in libreria per respirare storie nuove, parole mai dette, per cercare in qualcosa di scritto una pace interiore che a volte mi sfugge. Sono uscita dopo una buona mezzora, con in mano due libri di meditazione e questo per Ludovica e come sempre, per me.

In effetti, quando scelgo un libricino per lei, poco più che treenne, è sempre una scelta per entrambe. All’interno del nostro momento di lettura, ogni sera, io come mamma e in qualità di ex bambina, ricerco sempre, accanto a lei e attraverso la sua percezione, un dono anche per me, da condividere con lei.

Questa volta mi sono imbattuta in Sandra Dema e Anna Curti, illustratrice torinese, da oltre 30 anni. Lei adopera caparbiamente matite e pennelli, collage e china, senza far uso della tecnologia.

L’immagine del palloncino rosso e dell’uomo dei palloncini, fanno riaffiorare alla memoria due capolavori per l’infanzia, “Le ballon rouge” di Albert Lamorisse, cortometraggio del 1956, raro esempio di cinema a misura di bambino, pellicola di poesia e denso di citazioni, che se vi siete persi, per qualche strano caso, vi consiglio di correre a cliccare almeno qui.

Altra evocazione è “L’uomo dei palloncini”, edito da Topipittori, di Giovanna Zoboli e Simone Rea, che conosciamo bene, noi amanti della letteratura per l’infanzia.

La poesia iniziale, il dialogo tra Uori e la sua mamma, quando ancora nulla è svelato, racchiude in se tutta la forza di questo albo illustrato.

“I sogni sono come bolle di sapone, si muovono nell’aria senza nome, silenziose e lievi, libere di andare e nessuna nuvola le può fermare..”

“E quando la bolla scoppia, il sogno si avvera?”

“Forse.. bisogna far prendere aria ai propri sogni e crederci tanto tanto”

Sono le parole di una mamma, che vediamo solo nella pagina finale, con uno sguardo dolce e la speranza sul viso, lo stesso sguardo e lo stesso viso che ho visto altre volte, in quelle mamme che sanno che devono assolutamente sperare e mai smettere di sperare, che sanno che il loro bambino non avrà un sentiero  spianato, nel suo viaggio difficile e senza colpe, ma che insegnare a sognare può voler dire insegnare a superare gli ostacoli.

Nel sogno, un cuore rosso che batte e non smette mai il suo tuTUm tuTUm, accompagna Uori in questa avventura, e le lacrime iniziali, nel veder volar via, senza poter corrergli incontro, il suo palloncino rosso, così seduta nella sua conchiglia con le ruote, di fronte ad un mare che si lascia guardare e regala conchiglie e schiamazzi di bimbi come lei, si trasformano in perle trasprenti e salate che cadono negli angoli della bocca.

Nasce un sorriso.

Il suo cuore rosso prende a battere forte e la porta lontano, liberandola dal suo guscio, tra gli sbuffi di panna montata, tra le fronde variopinte, tra le pieghe del manto blu del mare, tra “freschi spruzzi di onde argentate e il palpitare di guizzi veloci”, nell’incanto sommerso dentro anfratti misteriosi, alla scoperta di tesori e di barche coperte di fiori, e sulla città, dove battono cuori ovunque, “come lancette di un orologio che segna il tempo per fare, per correre, per lavorare..”

Uori osserva il mondo in cui vorrebbe vivere, diverso dal suo, fatto di corse e tempo che scorre inesorabile e in questi omini chiusi in scatole di latta e tra i muri delle case, vede dei cuori rossi, cuori che battono, proprio come il suo.

E quando una carezza lieve come il volo di una libellula, la adagia nuovamente nella sua conchiglia con le ruote, questa prende sembianze diverse, si riempie di fiori colorati, ma il suo cuore rosso, appeso ad un filo che non vuol e non deve lasciar andare, è ancora lì, stretto tra le sue braccia e batte forte forte forte.

Il cuore pulsa, “le gambe sentono la vita scorrere e la mano si tende” a voler andare.. andare a vedere il mondo.

Ludovica era silenziosa, ascoltava, non ha mai esitato, ha voluto andare fino in fondo al sogno, nonostante le difficoltà che ha evidentemente incontrato sul significato delle frasi, sulla trasposizione di quello che vedeva dinanzi a se nella sua vita di ogni giorno e sui numerosi vocaboli mai ascotati. La mamma, questa volta ha volutamente lasciato che lei si adeguasse al testo e al senso dell’albo.

Forse perchè la poesia può portare in posti che assomigliano ai sogni e i sogni sono semplici nella percezione di un bambino: sanno di felicità.

 

 

 

Intervista curiosa, golosa, romantica. E tanti, “molty Basciny”!

Ho conosciuto Anna Le Rose solo sui social, non ci siamo mai incontrate, entrambe calabresi, nomadi e teletrasportate in un mondo lontano da quel mare che ci ha visto diventare adulte e a cui torniamo poi sempre. Abbiamo fatto qualche chiacchiera tramite tastiere ed oggi è sul mio blog a raccontarsi in poche domande che ho scelto per lei.1653680_753196144753821_1615242431115477268_n

Anna in tre parole. Curiosa, golosa, romantica.

Rapporto con il web Scoppiettante, a tratti compulsivo, caleidoscopico.

L’uomo perfetto Deve assomigliare ad uno spritz: frizzante, fresco e affidabile.

La donna perfetta Quella senza sindrome premestruale l’hanno inventata?

Il primo … non si scorda mai. Articolo. Recensii una mostra d’arte astratta per un quotidiano regionale. Avevo 16 anni e mezzo e la SEO non esisteva. Si ottimizzava in italiano.

Cosa è per te:

la sobrietà: un tubino nero con un filo di perle; la virtute: la resistenza al flame cosmico. O al tiramisù; la vergogna: una parola spesso ignorata. Io preferisco il pudore, per evitare la vergogna; la passione: quella adrenalinica fitta allo stomaco davanti alla consapevolezza che tutto può succedere; la scrittura: la somma dei cinque sensi. L’ebbrezza e la brezza.

Un compagno di viaggio Spotify

Dammi solo un minuto per… Mettere le scarpe. Poi andiamo dove vuoi.

Nella tua agenda ci sono più ..? Appunti e pensieri sparsi.

La tua musa Jo March.

Un piccolo segreto Scrocchio continuamente le dita delle mani.

Rapporto con la musica Viscerale, ancestrale, carnale.

Rapporto con la tua città. Me ne sono scappata, ma torno sempre. La vita è un ritorno a casa. Al mare.

Cosa significa per te fare networking? Convogliare le energie migliori. Sono sempre stata una chiacchierona, il networking amplifica questa attitudine.

Una bella scoperta che viene proprio dal web Ricevere i messaggi di chi ha superato dei brutti momenti semplicemente ridendo leggendomi in rete. E lo shopping online, sì, anche quello, molto prosaicamente.

Un odore Torta al cioccolato. Avevi dubbi? Ma anche quello del gelsomino che si stempera nell’aria salmastra.

Ultimo libro letto Pazze di me di Federica Bosco

Ultimo libro mai finito Cinquanta sfumature di grigio.

Un pensiero stupendo per noi Un invito che prendo dal mio Alfabeto gastronomico sentimentale: “Mangiate cose buone, chè le poesie, passano anche dalle labbra. E arrivano dove volete.”

Una ricetta per scrivere bene Leggere, tantissimo e di tutto. Studiare la grammatica, la lingua e i linguaggi propri di ogni contenuto che si realizza. Rileggere le proprie cose e ascoltarsi, perchè le parole hanno un ritmo, seguono metriche, respirano con la punteggiatura, vivono tra gli spazi delle virgole o dei punti assumendo significati diversi. Non bisogna aver paura di usare i sinonimi, è un po’ come comprare la stessa maglia in cinque colori diversi: basta abbinarla ad accessori nuovi e tutto sembrerà diverso. Non dirò di usare solo il cuore, quello, ahimè, non basta, ma esercitarsi e allenarsi lo renderà più forte. Come andare a fare jogging.

E ci salutiamo con tanti, “molty Basciny”!

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Vivere di colori. Oggi Elena tesse le lodi del bianco

Con Elena, la nostra consulente di immagine, stavamo studiando i futuri outfits per me e quindi per i miei armadi e tra una confidenza e un sorriso, ci siamo soffermate a guardare attorno a noi, ai colori che stavano nascendo attorno alle nostre vite e al colore che sentiamo dentro di noi, in questo periodo dell’anno e soprattutto del nostro viaggio.

Abbiamo pensato di rendervi partecipi di quello che in questi giorni ci sentiamo addosso: una marea di colori e profumi, voglia di riprenderci i nostri ritmi, stabilire una interazione con la parte più intima di noi che a volte sfugge.

E’ per questo motivo che abbiamo deciso di partire parlando di bianco, “Bianco. Luce divina”

Io il bianco lo adoro e purtroppo, finora, l’ho indossato ben poco. Ma il bianco è nella mia vita ogni giorno, mi circonda, lo sento dentro di me, lo cerco quando sento di averne bisogno. Tanto a casa, quanto al lavoro, mi sono volutamente circondata di bianco. Mi da una sensazione di benessere e linearità e il risultato di questa ricerca di me nel bianco colore per eccellenza, ve lo mostro in queste foto dei nostri ambienti di lavoro. Ogni dettaglio, l’ho personalmene scelto in base ad un umore, una sensazione, uno stato d’animo che volevo trasparisse in arredo e complementi di arredo. Il bianco ha questo potere, il potere della creazione pura, del riuscire a plasmare e illuminare, di rendere piacevole un ambiente e sentirlo subito tuo e rigenerante, per nulla freddo, mette invece a proprio agio, riscalda il cuore e crea sintonia.

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Ma ad Elena ho voluto chiedere di più, di farci da guida perchè il bianco possa colorare anche il nostro corpo e il nostro guardaroba:

Bianco. Luce divina.

Nella potenza di questa affermazione potrei chiudere il post.

Ma immagino che vogliate saperne di più.

Se dovessi scegliere come colorare il mondo io, sceglierei il bianco, perché è senza limiti e confini.
Accecante ma senza ombre.

Essenziale ma non trasparente.

Delicato ma lussuoso.

Il bianco è radice, è viaggio infinito, è silenzio e voce al contempo.

Per me, di tutti i colori, il bianco è l’imperatore: autorevole, lungimirante, guida luminosa.

Sono lontana da chi sostiene che non sia un colore: il non colore è la trasparenza, il bianco, invece, ha identità e corpo visivo potenti.

Pagina bianca su cui scrivere una nuova storia, il bianco segna la possibilità di iniziare a originare, immaginare, personalizzare, impreziosire..

Il bianco permette riti di pura creazione, non da limiti di abbinamento e personalizzazione, sia nell’abbigliamento che nell’arredamento.
Perfetto da usare quando abbiamo bisogno di calma, silenzio, di ricaricare le pile e di prendere “distanze” da situazioni o persone per recuperare oggettività ed equilibrio.

Io, che nel quotidiano, amo molto indossare il nero, scelgo di dormire solo nel bianco: lenzuola, pigiami, cuscini. Questo prezioso rituale mi permette di rigenerare energie e ripulire pensieri. Sarà un caso che io non sappia cosa sia un sonno agitato?

Ogni volta il bianco è un primo appuntamento

Colore trasformista, non esiste il bianco ma si parla di bianchi colorati per indicare sfumature e contaminazioni che questo croma può assumere e sceglierlo a seconda degli effetti che si vogliono ottenere diventa ogni volta una nuova esperienza.
Morbido e corposo è il bianco burro: raffinato abbinato al nero, riscalda i grigi e silenzia i rossi o i fucsia più chiacchieroni.

  
  Glaciale e siderale è il bianco ghiacciato: perfetto per far rallentare un giallo o raggelare un azzurro.

Ipnotico è il bianco ottico: indipendentemente dall’abbinamento, resterà l’indiscusso protagonista di un outfit.

 

 

(fonte http://www.style.com, Giorgio Armani Collection Spring 2015)

(Saint Laurent, Sneakers Court Classic, combinazione di bianchi differenti: bianco ottico, bianco cipria, Argento e Nero, fonte http://www.ysl.com)

Dolcissimo il bianco pan di zucchero: insieme al grigio polvere, al lavanda, al verde salvia e alla palette dei rosa antichizzati, darà un sapore romanticamente provenzale agli abbinamenti. 

  
Mischiare nature di bianchi differenti, caldi e freddi, chiari e scuri, richiede allenamento e sensibilità, ma crea effetti non convenzionali ed elegantissimi, soprattutto se oltre alle tonalità si mescolano anche tessuti differenti.

Nellabbigliamento è autostima e sicurezza

Il bianco scopre, per questo viene più facilmente indossato da persone sicure, che vogliono essere visibili.

Il bianco è un’amplificatore.

Se un outfit è spento gli regala luminosità.

Il bianco aumenta i volumi, usalo con tranquillità per le zone del corpo su cui vuoi creare un focus di attenzione ed evitalo nei punti che vuoi tenere più silenziosi.

Il bianco rende tutto più leggero: i movimenti, i volumi, i tessuti, l’allure di un outfit. Per questo lo prediligiamo in estate.

Pronte per vivere e sperimentare la magia del bianco?

 

(Céline, Autunno Inverno 2013/14, fonte http://www.theglampepper.com)

(spring/summer 2015 Michael Kors, fonte: http://www.theglampepper.com)

Oggi la mia cucina si riempie di sorrisi e rossetti rossi

Oggi la mia cucina si riempie di sorrisi e rossetti rossi.

Lei è Mariachiara Montera, #FoodGuru, Digital Pr  nel mondo food, (qui trovate la Mariachiara Montera Freelance della comunicazione digitale, quella che “comunicare significa, a un certo punto, finire intorno a un tavolo, per un pranzo, una cena, anche solo per un caffè”, e come non amarla?), la sua pagina fb è bella bella, e nel suo nuovo blog non troverete ricette!

Ho scelto il cibo, di lavoro e di passione, perché è il modo più creativo per essere felici: e di felicità non ce n’è mai abbastanza.” (cit.) e oggi mi rende una persona felice, con una splendida intervista.

chi sono

La mia colazione
Succo di un limone e acqua tiepida, una macchinetta di caffè, tre biscotti Digestive

Un posto in casa in cui sgranocchio cose Vicino al lavello mentre affetto cose

Un posto della mia città, che amo Piazza IV marzo, anche perché c’è una delle pizzerie al taglio più buone d’Italia

Uno che mi fa soffermare a pensare, ricordare, progettare cose  Piazzale Valdo Fusi, realizzata per gli skaters, accoglie ora un jazz club e una birreria: rimane un luogo abbastanza spoglio eppure circondato da palazzi storici. Lì mi siedo tranquilla e mi ricordo di cosa è fatta la bellezza.

Un posto in cui porterei le persone che amo, attorno ad una tavola imbandita, a parlar di cose  Io amo Banco Vini e Alimenti, un posticino che serve piatti e tapas accompagnandoli a una grande carta dei vini: nonostante il servizio sia talvolta sgarbato, continua a piacermi la loro formula che invita alla permanenza non programmata. Arrivi, bevi qualcosa, e hai voglia di rimanere.

Non posso vivere senza  Riso

Una mania in cucina
La parte del cassetto delle posate dedicata ai miei cucchiaini preferiti

Quando arriva la primavera, nella mia cucina I primissimi fiori di zucca

Se fossi un alimento.. sarei Burro

..un piatto Pane burro e acciughe

La mia ultima creazione Tagliatelle di riso, piselli, shitake, lemongrass, scalogno e salsa di soia.

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Mi piacerebbe cucinare con Alex di Foto e Fornelli

I blog che seguo Per lavoro ne seguo troppi per dirli tutti!

Mi incanta la cucina di.. Niko Romito

Per una ricorrenza tra amici, un posto.. Con gli amici il posto passa in secondo piano

Un piatto che ho voglia di provare al più presto Gli gnocchi di riso che ho acquistato nel negozietto thai

Il mio ingrediente magico Le foglie di kaffir lime

L’ultima volta che ho mangiato in un McDonalds Nemmeno me lo ricordo

Sono dipendente da Acciughe

La mia più grande stravaganza gastronomica Organizzare i viaggi in base ai ristoranti

Il mio ultimo esperimento Centrifugati con verdure

Un nuovo mondo culinario che vorrei sperimentare La cucina coreana

Quando rientro in casa, non entro in cucina senza prima Senza nulla, è sempre la prima stanza dove entro

Cinque persone che vorrei invitare a cena e cucinar per loro I miei cinque amici lontani: Angelo, Chiara, Marta, Chiara bis e e Anna

Da chi vorrei un invito a cena Da chiunque sappia cucinare le animelle

Un film gourmet che mi è rimasto nel cuore (Sono scontata?) Ratatouille

Un libro gourmet che mi è rimasto nel cuore La narrativa gourmet non ha ancora trafitto il mio cuore

Una ricetta per noi.

Polpette thai, istruzioni per l’uso

▶ Tagliate una zucchina a pezzetti regolari e marinatela in limone, zenzero e sale.
▶ Impastate della carne trita di vitello con scalogno, zenzero, sedano (tutto a julienne finissima), semi di girasole, sale, pepe, della mollica di pane integrale, succo di mezzo limone.
▶ Friggete le polpette in olio di semi e asciugatele su carta assorbente.
▶ In una padella aggiungete pasta di curry verde, due pomodorini tagliati a quarti, le zucchine marinate e il latte di cocco: fate cuocere per qualche minuto a fiamma alta.
▶ Aggiungete le polpette, mescolate per due minuti.
▶ Mangiate.

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Oggi apro la mia cucina: autointervista catartica.

La mia colazione Velocissima, purtroppo.. non riesco ad ingurgitare molto appena sveglia! Ma il caffè, tanto tanto caffè, 2 o 3 tazzine entro mezz’ora, a meno che non sia in vacanza o si tratti del Natale.In questi casi, ho più tempo per me, la sveglia suonerà più tardi e avrò tutto il tempo per dedicarmi alla tavola del mattino.

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Un posto in casa in cui sgranocchio cose sul divano nelle ore della sera quando tutto tace, spesso in solitaria. In casa nostra ci sono divani ovunque, comodi, grandi, morbidi, distribuiti sui tre piani. potrei vivere forse senza letto, ma senza divano mai. Un divano scomodo è una gran rottura e un bruttissimo investimento sulla serenità di casa.

Un posto della mia città, che amo devo decidere ancora quale sia la mia città, ma si, a Milano, i vicoli di Brera, a Lecco, quella parte di lago che nessuno bazzica. Quando sono in Calabria, che sia inverno o estate, la risposta è il mare al tramonto

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Uno che mi fa soffermare a pensare, ricordare, progettare cose Io penso a cose e ricordo cose, in ogni posto che calpesto. Progetto quando ho la mente libera e quindi in vacanza, durante un concerto di musica jazz, mentre faccio il bagnetto alla mia bimba.

Un posto in cui porterei le persone che amo, attorno ad una tavola imbandita, a parlar di cose Sempre lui: il mare al tramonto, ovunque.

(questo è un tramonto sul mare, scattato anni fa, senza filtri reflex, ma con un semplice i phone 3G)

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Non posso vivere senza marmellata di marroni.

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Una mania in cucina la lucina sulla cappa, le mie pile di libri e riviste gourmet, mi picciono le cucine moderne tanto quanto quelle vintage o rustiche di campagna, quelle dei nostri nonni che stanno tornando tanto di moda.

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Quando arriva la primavera, nella mia cucina, fiori ovunque, e in frigo cibi freschi

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 Se fossi un alimento.. sarei un uovo, mille modi per presentarmi, ma sempre elegante. Un uovo, come diceva Oscar Wilde, è sempre un’avventura!

(qui sotto trovate un esperimento riuscitissimo di uovo al tegamino con tanto di spolverata di tartufo, grana e pepe nero. E ricordate che nel caso di uovo al tartufo, deve cuocersi nel calore del burro e non della fiamma che invece, va subito spenta.)

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Un piatto la zuppa di pesce.

La mia ultima creazione sto sperimentando con le farine.. e ho creato una sezione del bloggettino e una pagina fb che mi sta dando qualche soddisfazione (collaborazioni, eventi..). Ho creato anche un gruppo di degustazione e lettura che sta prendendo forma, ma incrocio le dita e rimando a tempi nuovi.

Mi piacerebbe cucinare con Cuttaia (amo la Sicilia)

I blog che seguo A Gipsy in the KitchenCavoletto di BruxellesGikiten, Fico e UvaGnam Box

Mi incanta la cucina di.. Pietro Leemann

Per una ricorrenza tra amici, un posto.. una qualsiasi trattoria in riva al mare a Lerici, pochi posti. Io adoro la Liguria ma adoro ancor più Lerici.

Quando sono in pace con me stessa impasto pane o dolci

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Un piatto che ho voglia di provare al più presto I Ramen del mio amico Fabiano Guatteri

Il mio ingrediente magico Il burro

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L’ultima volta che ho mangiato in un McDonalds qualche settimana fa, ma sia io che mia figlia, oltre le patatine fritte, non andiamo.

Sono dipendente da aperitivi e da tavole ben imbandite, piatti e tazze belle.

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La mia più grande stravaganza gastronomica una pasta alla Franco e Ilde che, unica volta, cucinai con mio padre a pranzo e credo di aver avuto 8 anni. Forse fu anche l’unica volta che mi venne a prendere all’uscita di scuola.

Un nuovo mondo culinario che vorrei sperimentare: sono molto tradizionale, molto legata al cibo tradizionale, alle materie prime, alle lavorazioni con mani esperte, al focolare, alle cotture lente, ma la parte innovativa e sperimentale di me ha un approccio con il cibo differente da quello che è la mia indole e spesso mi affeziono ad una tavola che prevede pietanze e modi di cottura assolutamente differenti dal mio e difficilmente mi stanco di una o dell’altro mondo. Mi sto dirigendo in una nuova dimensione, ultimamente e magari ve ne parlerò presto

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Quando rientro in casa, non entro in cucina senza prima essermi spogliata dell’armatura e della corazza che porti fuori casa, aver buttato tutti i vestiti in lavanderia (le scarpe non entrano mai in casa nostra, non al piano di casa che abitiamo in tutti i sensi), aver indossato la cosa più comoda e morbida e aver infilato le mie pantofole.

Cinque persone che vorrei invitare a cena e cucinar per loro mia nonna che non c’è più, e noi 4 fratelli che torniamo fratelli, nella stessa casa, nella stessa cucina, di 30 anni fa o quasi.

Da chi vorrei un invito a cena dal mio fidanzato,sempre!

Un film gourmet che mi è rimasto nel cuore La cuoca del presidente

Un libro gourmet che mi è rimasto nel cuore La parte tenera”. Il mio fidanzato, invece, adora tutti i libri della Nothomb, non fosse altro, perchè, oltre a scrivere bene, scrive sempre di cibo e vini. Noi non possiamo fare a meno di un vino pregiato, sulla nostra tavola, che sia una sera qualunque, speciale o tra amici. Quando si prende la decisione di aprirne uno, è sempre un ottimo vino.

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Una ricetta per voi: la leggerezza non è sempre una componente negativa della nostra vita. E anche quella dei macaron, non è male: risolvono sempre la giornata!