Piccoli grandi e mezzani: convivenze e altre cose serie

  

Da qualche giorno sono sprofondata in una sensazione che mi fa a volte arrabbiare tanto, a volte credere di aver fallito, altre volte so che è sempre questioni di cicli, fasi di crescita, situazioni contingenti di fatiche o disagi piccoli o grandi, poche volte riesco a star serena e pensare che tutto passa e che non è mia la colpa di quanto accade al mondo, tantomeno a mia figlia che a soli 3 anni e 6 mesi, per quanto sia io la genitrice, sa decidere anche per se cosa vuole e cosa non. Ebbene, la questione in causa si chiama ciuccio.

Dopo mesi in cui il ciuccio era divenuto un estraneo non contemplato nelle nostre giornate e dopo un anno e mezzo in cui invece ne dipendevamo come si dipende dalla nicotina, eccolo tornare in voga, ed io in un attimo di debolezza ho ceduto. 

L’errore fatale mi è costato un gran senso di colpa e qualche senso di impotenza, debolezza incapacità e anche qualche pianto.

Oggi sono più tranquilla. Credo davvero che Ludovica non fosse pronta ad abbandonare il suo unico tramite tra lei e la mamma, l’unico oggetto transazionale che abbia desiderato. 

Ho pensato allora di raccontarvi questo libro a modo mio, come sempre.

La convivenza in comunità non è così semplice come la pensiamo noi adulti che Poi, ignari, lasciamo tracce di malinconia irrisolta ovunque.

La convivenza in comunità per un bambino piccolo, tra tanti mezzani e tanti grandi e qualche piccolo più piccolo, prevede scambi continui di emozioni, compromessi, aggiustamenti, conflitti autogestiti (perché i conflitti a volte devono essere gestiti dagli stessi bambini,si!) 

Quando mi guardo attorno, ogni giorno nel momento in cui la accompagno nella sua giornata senza me, vedo situazioni differenti dalla nostra eppure molto simili: bambini che stanno affrontando dei cambiamenti e che seppure così piccini, guardano alla vita già in maniera differente, eppure convivono e scambiano idee, vite, modi di dire, modi di giocare, modi di relazionarsi.

Vedo bambini che cambiano di continuo e bambini che sfuggono di mano perché sono già cambiati.

Penso a 70 bambini che compiono chissà quali fatiche enormi per i loro pochi anni, loro che di una stessa vicenda potrebbero raccontare le versioni più disparate, 70 piccole menti che vivono felici e in sintonia, pur con le loro simpatie e preferenze, le loro dispute e il loro prepotente affermarsi,  i loro modi di giocare e di percepire l’altro, la famiglia e il contesto.

In questo sobbalzo continuo di emozioni e conquiste, c’è sopra ogni cosa la mediazione e l’osservazione dell’adulto, dove serve. 

In questo mondo sconosciuto e conquistato poco per volta, ognuno trova la sua postazione e la base da cui partire, il suo metodo e le sue misure. 

Così, “grande, medio e Piccolo” conquistano i loro spazi, ognuno in base ai propri desideri, indole e preferenze, ognuno in base al suo bisogno e seppure sia stabilito un equilibrio tra loro, (ognuno ha una sua casa, una sua coperta, un suo letto, un suo peluche, e non è detto che quello che vi aspettiate sia quello che leggerete..), si interagisce nei momenti più belli e intimi come la nanna il gioco e la meraviglia. 

  

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